TUTTE LE SFIDE DELL'ABBÉ PIERRE
L'occasione è un doppio anniversario: 5 anni dalla morte (22 gennaio 2007) e 100 dalla nascita (5 agosto 1912). Anche in mancanza di una simile circostanza, sarebbe stata comunque necessaria una biografia 'definitiva' dell'Abbé Pierre, un gigante del Novecento il cui nome è legato alle comunità Emmaus, ma che sarebbe ingeneroso ridurre a questa pur eccezionale intuizione e realizzazione.
Henri Grouès - che non ha mai voluto disfarsi del suo nome di battaglia da partigiano, 'Abbé Pierre', e già questo non è privo di significato - ha avuto vita lunga e di una densità e poliedricità fuori del comune.
Impossibile fare qui l'elenco di tutte le cause, in qualche caso errate, come quando difese - per ingenuità dettata da un'antica amicizia - le tesi antisemite di Roger Garaudy. Ci pensa l'autore a mettere in ordine la biografia del 'più amato dai francesi', come per ben 17 volte fu acclamato dal sondaggio annuale di un periodico nazionale. Denis Lefèvre srotola l'avvicendarsi delle sfide e delle lotte fatte proprie da un prete ribelle e resistente, sì, però «incapace di resistere alla forza incontenibile della compassione», come dice con formula icastica, nella prefazione, il presidente di Emmaus Internazionale, Jean Rousseau. Le battaglie grandi e piccole dell'Abbé Pierre hanno tutte, comunque, una stella polare: «Servire per primo il più sofferente». Tra tutte le sofferenze in cui si imbatte, una in particolar modo sarà per lui il grande tormento: la mancanza di casa, o essere costretti in un alloggio subumano. Non è un caso se a Parigi lo ritroviamo anche, negli anni Novanta, a fianco - fisicamente - delle famiglie africane sfrattate.
Una caratteristica non secondaria del libro è la cura con cui l'autore situa ogni fase della vita e dell'azione dell'Abbé Pierre nella sua epoca. Anzitutto, com'è ovvio, nel contesto francese, ma anche in quello dello zeitgeist globale.
Va inoltre chiarito che, pur essendo nato in Francia all'ombra di Emmaus (e Emmaus Italia è praticamente coeditore della versione italiana), non è un testo celebrativo. Certi limiti dell'uomo (come la mancanza di feeling con padre Joseph Wresinski, un altro apostolo dei diseredati) e del Movimento (per esempio il parallelismo anche conflittuale, per un lungo arco di tempo, tra 'correnti' diverse di Emmaus) non vengono tenuti nascosti.
EMI, 2012, pp. 400+XVI
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